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2012 Ottobre 18 - Tito Masi

20_Masi Tito.jpgBENE COMUNE. MASI: "NON C'E' ALTERNATIVA CREDIBILE A NOSTRA COALIZIONE" "DOPO COMMISSIONE D'INCHIESTA, INIZIA IL CAMBIAMENTO DELLA POLITICA/BENE BCSM SU VIGILANZA, MA DIRIGENZA SIA SAMMARINESE"

Nessun altra coalizione o lista può aspirare al ruolo di governo, perché "non c'è alternativa credibile a San Marino bene comune". Parola di Tito Masi, uno dei "big" tra i candidati di Alleanza popolare, pronto a lasciare la Fondazione del primo istituto del Paese, in caso della conquista di un seggio in Consiglio grande e generale. In una intervista rilasciata a Dire, il presidente della Fondazione San Marino, tocca i temi dell'attualità politica, a pochi giorni dall'apertura ufficiale della campagna elettorale che lo vedrà tra i protagonisti indiscussi nella coalizione Bene comune. Dopo "un fermo" dalla politica attiva durato tre anni, licenzia così con una buona pagella il Patto per San Marino, indica le due direttrici da intraprendere per il futuro del Paese, parla del rinnovamento della politica necessario dopo il ciclone della commissione d'inchiesta. Ma soprattutto, Masi dice la sua sulla dirigenza di Banca centrale, augurandosi che i primi posti di via del Voltone siano in mano ai sammarinesi. Di seguito l'intervista integrale:

1. Presidente Masi, innanzitutto ben tornato nell'agone politico. Ha lasciato il Consiglio grande e generale 3 anni fa con un consenso quasi unanime per la sua nomina a presidente della Fondazione. Che politica ritrova? E che giudizio dà all'esperienza del Patto per San Marino, e in particolare dei due segretari di Stato espressione di Ap, Antonella Mularoni e Valeria Ciavatta?
Il Patto ha operato in condizioni di grande difficoltà. L'obiettivo principale era la normalizzazione dei rapporti con l'Italia. Noi, infatti, possiamo rinunciare al segreto bancario, ma non possiamo operare in contrapposizione con il nostro vicino. Dunque, quello condotto dal segretario di Stato Mularoni è stato un lavoro difficile, ma i risultati sono giunti, con la firma dell'accordo contro le doppie imposizioni e l'ormai prossima uscita dalla black list, per la quale abbiamo ricevuto autoevoli rassicurazioni. Valeria Ciavatta si è invece concentrata sulla riforma della Pa. C'è ancora lavoro da fare, ma siamo comunque di fronte a un passo in avanti significativo. Ora occorre essere coerenti e intevenire in primo luogo sulla determinazione del fabbisogno effettivo nella Pa, esuberante rispetto alla nostra realtà e ai compiti che deve svolgere.
2. I partiti della coalizione San Marino Bene comune hanno messo a punto il programma di governo. Quali sono le priorità da affrontare?
Ci sono due direttrici. La prima è la stabilizzazione delle finanze pubbliche: sono necessari interventi forti che mettano in sicurezza il bilancio dello Stato, agendo prima sulla spesa e poi sulle entrate. La seconda direttrice è quella dello sviluppo per garantire occupazione e creazione di nuovi posti di lavoro. Sviluppo significa creare un sistema Paese effettivamente competitivo. Non si tratta solo delle imprese su cui basare qualsiasi progetto di crescita, ma dell'intera Repubblica: per cui burocrazia, funzionamento della giustizia ed efficienza nella Pa. Su questo fronte il programma della coalizione fa una proposta molto interessante: creare un organismo indipendente che metta a punto un progetto di contenimento della spesa basato sul rigore, l'efficacia e l'equità.
3. Parliamo un po' di avversari. L'Upr ha più volte ribadito l'esigenza delle larghe intese e si è accordato con il rinato Partito socialista e i Moderati; ci sono i movimenti come Civico 10, che si è accasato con Sinistra unita, e Rete. E poi Per San Marino con due vecchie conoscenze, Alvaro Selva ed Emilio Della Balda, e San Marino 3.0. Chi è l'avversario più temibile e quello più credibile?
Mi sembra che alternative credibili alla nostra coalizione non vi siano. Cittadinanza attiva per esempio può svolgere un ottimo ruolo di opposizione, di stimolo e di pungolo rispetto alla maggioranza che si costituirà. Ma anche per la sua effettiva consistenza, non si può proporre per un ruolo di governo. Bene comune è una coalizione che si è costituita nel tempo, attraverso un lavoro di confronto iniziato due anni fa tra le forze di maggioranza e il Psd, che ha dato anche frutti significativi nell'attività del Consiglio grande e generale. Intesa per il Paese è invece un raggruppamento eterogeneo, costituitosi all'ultimo momento, senza un percorso comune e condiviso. E infatti l'Upr è stata in trattativa fino all'ultimo momento per entrare nell'altra coalizione. Anche i movimenti possone essere di stimolo, ma non sono credibili per svolgere funzioni di governo: servono esperienza, competenza e preparazione. Alcune proposte sono anche interessanti e sarà utile sviluppare un dialogo a tutto campo, ma faccio fatica a pensare a un'alternativa a Bene comune.
4. Torniamo per un attimo all'economia. Se lascerà la Fondazione in caso di elezione, come lascia la Cassa di risparmio dopo la bufera perfetta scatenata nel 2008 dalla procura di Forlì? Le ultime notizie riguardano tra l'altro la vendita di Bentos assicurazioni e Sedici banca a Intesa Sanpaolo, ma anche la decisione in merito al rinvio a giudizio da parte della stessa procura di Forlì.
Sono stati tre anni molto impegnativi. Siamo stati travolti da una vera e propria bufera, ma siamo riusciti a superare difficoltà che potevano essere devastanti per Cassa di risparmio. Ci sono ancora problemi aperti, su cui stiamo lavorando: la piena attuazione dell'accordo Delta, che è stato omologato dal tribunale di Bologna ma che deve trovare ancora una sua attuazione; poi la vicenda giudiziaria che stiamo seguendo con grande attenzione. Però siamo già proiettati verso il futuro e in occasione delle celebrazioni per i 130 anni della Cassa vogliamo mettere a punto le strategie di rilancio e sviluppo.
5. Pochi giorni fa ha ribadito la necessità per il sistema bancario sammarinese di potere operare anche al di fuori dei patrii confini, e dunque del memorandum d'intesa con Banca d'Italia che invece è stato messo da parte da Banca centrale in nome di tavoli specifici. Come giudica l'operato del triumvirato Clarizia, Giannini, Gumina. Hanno difeso il sistema o come afferma qualcuno l'hanno demolito?
Banca centrale ha messo in campo un forte impegno nell'attività di vigilanza e occorre che faccia altrettanto per la salvaguardia e lo sviluppo del sistema. Per il memorandum non è una questione dello strumento, io sollevo un problema politico. Il sistema bancario sammarinese non ha futuro se la sua operatività è limitata a 60 chilometri quadrati. Dobbiamo aprirci all'esterno ed è indispensabile instaurare un rapporto di collaborazione tra le due banche centali. Non possiamo affrontare solo singolarmente i problemi con Banca d'Italia, serve un accordo quadro, da cui emerga la volontà anche italiana di sviluppare un rapporto di collaborazione, superando il cordone sanitario che è stato steso attorno a San Marino. Se con l'Italia sul piano politico abbiamo fatto passi in avanti notevolissimi, ora dobbiamo raggiungere gli stessi risultati per il settore bancario e finanziario. Dire che non ha più senso il memorandum perché a San Marino non ci sono più banche italiane non regge, non è assolutamente condivisibile. Sulla governace, al di là delle persone, credo che ai massimi vertici di Banca centrale ci debbano essere dei sammarinesi. I tecnici vanno individuati in base alle capacità, ma le funzioni di rappresentanza devono essere affidate a cittdini sammarinesi.
6. Il suo impegno politico, così ha dichiarato, è stato fomentato anche dalla relazione della commissione d'inchiesta su Fincapital. Che idea si è fatto?
E' stato fatto un ottimo lavoro, hanno dimostrato serietà e coesione. Mi hanno meravigliato i tentativi di delegittimazione, non si può parlare di complotto o di avversari politici. E' stata fatta un'operazione di trasparenza, chiarezza e pulizia, che rappresenta un elemento di svolta per la politica sammarinese. Il cambiamento inizia da qui. Alcuni dei personaggi censurati sono i responsabili delle politiche fallimentari e spregiudicate che hanno portato il Paese in questa situazione. E' emersa una situazione allucinante, un vero e proprio disastro etico. Da lì occorre ripartire, non si possono accantonare le conclusioni della commissione, devono dare la linea per la prossima operatività del governo in termini di comportamenti, vigilanza e rigore, anche per quanto riguarda le persone.
7. In questa fase di campagna elettorale, ma anche prima, si è molto sentito parlare di "rinnovamento", anche perché molti dei big dei principali partiti hanno scelto di non ricandidarsi. Ap pare invece controcorrente su questo aspetto..come mai?
Semplicemente perché nelle conclusioni delle commissione d'inchiesta sulla vicenda Fincapital non vi è alcun nome di Ap. Il cambiamento è nel dna del nostro partito, siamo nati per cambiare. Ma prima delle persone occore cambiare i metodi di fare politica. Già porre in primo piano effettivamente l'interesse generale del Paese e non quello di bottega, di partito o personale, sarebbe un cambiamento epocale. Noi lavoriamo per questo. La nostra lista è fatta di persone competenti, preparate e pulite. La discriminante non può essere solo l'età. Dobbiamo creare un giusto mix tra l'entusiasmo e la visione del futuro dei giovani e l'esperienza e la competenza.
8. Cosa si aspetta Masi da queste elezioni e, in caso di vittoria della vostra coalizione, si candida a ricoprire dei ruoli di governo?
Mi sono candidato per le elezioni del Consiglio grande e generale e poi si vedrà. Ho dato una disponibilità e continuerò a dare un contributo dove la mia presenza è richiesta. Candidarsi per il governo della Repubblica sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi.
9. Più probabile il ballottaggio o la vittoria al primo turno? E che ci dice dell'astensionismo?
L'astensionismo sarebbe assolutamente negativo. Comunque vediamo che c'è un certo fermento, i nuovi movimenti da un lato aumentano la frammentazione, e non è positivo, ma dall'altro denotano interesse e partecipazione alla vita pubblica. Ci sono le condizioni per una vittoria al primo turno della nostra coalizione. Se poi si andrà al ballottaggio i cittadini sapranno valutare le capacità e la coesione. Sono convinto che il prossimo governo sarà costituito dalla coalizione San Marino Bene comune.